23 Gennaio 2019 | 

“Black Mirror”, la serie televisiva britannica creata da Charlie Brooker, è intrigante per la sua capacità di cogliere le condizioni sociali, tecnologiche e politiche dell’attualità e portarle alle estreme conseguenze. Ancor di più “Bandersnatch”, il nuovo episodio messo a disposizione degli utenti dalla piattaforma Netflix a partire dal 28 dicembre 2018, inaugura un nuovo traguardo dell’intrattenimento, grazie al quale gli utenti/spettatori assumono un ruolo attivo nelle scelte del protagonista della storia, decidendo in prima persona quali saranno le azioni – e quindi le conseguenze – che l’attore dovrà eseguire.

L’episodio Bandersnatch, come anticipato, è assolutamente inedito per il settore dell’intrattenimento, perché offre la possibilità allo spettatore di “guidare” il protagonista, permettendogli di scegliere una tra le due opzioni che più volte si presenteranno nel corso della storia. “Mangiati le unghia” o “tira il lobo dell’orecchio”; “accetta” o “rifiuta”; “seppellire il papà” o “farlo a pezzi”; sono queste alcune delle opzioni che l’utente potrà scegliere. Sulla base delle scelte effettuate dallo spettatore, inevitabilmente si avrà una trama “personalizzata”, con un finale specifico a seconda dei casi.

Oltre a ciò, gli ideatori di Bandersnatchvolontariamente hanno creato un indissolubile binomio tra l’utente/spettatore e Stefan, il protagonista. Se da un lato, infatti, è l’utente/spettatore ad assumere delle decisioni in nome e per conto di quest’ultimo, dall’altro è lo stesso Stefan che nel mezzo della narrazione ha la percezione che le sue scelte non siano libere, ma siano in un qualche modo condizionate da forze metafisiche e misteriose: lo spettatore.

L’episodio Bandersnatch è innovativo ed ultramoderno perché costituisce il primo tentativo mainstream di gameplay, messo a disposizione degli utenti su una piattaforma streaming. Certamente, visto il grande successo riscosso da questa nuova modalità di diffusione di contenuti cinematografici, nel prossimo futuro non si esclude che siffatte modalità vengano prese in considerazione da tutto il settore dell’intrattenimento digitale e da quello pubblicitario. Basti pensare a cosa potrebbe accadere, soprattutto in termini di introiti economici e di interesse riscosso, se tali meccanismi venissero traslati nel campo della pubblicità commerciale. Quante persone sarebbero interessate a ciò che guardano se avessero la possibilità di scegliere?

Collegato a questo primo aspetto, ovvero al particolare coinvolgimento dell’utente nella scelta attiva delle opzioni, si innesta il secondo grande argomento oggetto di indagine, che senz’altro è di maggior rilievo, almeno da un punto di vista legale. Sulla base delle scelte effettuate, Netflix raccoglierebbe qualcosa in più rispetto ai meri dati personali, ovvero raccoglierebbe i dati sulle nostre emozioni, sulle nostre preferenze e “gusti” in campi particolarmente sensibili quali: la propensione alla violenza, l’uso di sostanze stupefacenti o quello della marca di cereali di maggiore gradimento. In altre parole, sotto le mentite spoglie dell’intrattenimento “innocuo” potrebbero celarsi innovative forme di profilazione degli utenti, con serio rischio per la tutela della privacy.

Una portavoce di Netflix, interpellata dalla giornalista di Quartz, ha rassicurato che “la privacy degli utenti di Netflix è una priorità per noi”. “La scelta della trama – continua – migliora l’esperienza e la funzionalità interattiva di Black Mirror – Bandersnatch. Tutte le interazioni con i film e gli usi di tali informazioni sono conformi alla nostra informativa sulla privacy”.

Dalla lettura dell’informativa sulla privacymessa a disposizione sulla piattaforma, Netflix afferma che le informazioni raccolte serviranno “per fornire, analizzare, erogare, migliorare e personalizzarei nostri servizi e le nostre attività di marketing”, ma anche per “analizzare e comprendere il nostro pubblico, migliorare il nostro servizio e ottimizzare la selezione dei contenuti, gli algoritmi per i suggerimenti e la fornitura del servizio”.

È vero che il Regolamento UE sulla protezione dei dati personali prevede all’articolo 13 che, sulla base della finalità del trattamento, il titolare debba fornire agli interessati le informazioni richieste dalla normativa a mezzo di un’adeguata informativa. È altresì vero, tuttavia, che molto spesso le informative sulla privacy si rivelano generiche e inclusive, ed è proprio la genericità che garantirebbe una (fittizia) liceità del trattamento di dati atipici, come può essere l’emotività, che tra l’altro non rientra propriamente nel concetto di dato personale.

Dall’informativa in questione non è ben chiaro quale sia l’effettivo uso dei dati “emotivi” messi a disposizione dagli utenti di Bandersnatch e se tali dati verranno utilizzati per finalità terze all’episodio stesso, come ad esempio per profilare ancor più dettagliatamente gli utenti al fine di proporre contenuti che siano conformi alle scelte effettuate durante l’episodio o addirittura utilizzare le informazioni ricevute per finalità di ricerca e marketing anche di terze parti.

In secondo luogo, è necessario verificare se i dati emotivi raccolti da Netflix siano da considerarsi un “tertium genus” rispetto a quelli che invece già raccoglie. Se fossero considerati diversi, allora, ne deriverebbe la necessità di informare adeguatamente gli utenti delle nuove finalità di raccolta dei dati.

In conclusione, se da un lato Netflix ha intuito le potenzialità di questo nuovo meccanismo di intrattenimento, prevedendo un possibile incremento di episodi interattivi per l’anno 2019, dall’altro sono ancora numerose le lacune e i potenziali rischi per la tutela dei dati personali dell’utente.

La questione merita di essere monitorata perché tali strumenti interattivi, per riprendere il tema di Black Mirror, più che limitarsi a prevedere il futuro potrebbero rivelarsi uno strumento di controllo del presente. E la conseguenza potrebbe essere la stessa di Stefan, il personaggio dell’episodio Bandersnatch, il quale nutre il dubbio che non sia egli stesso l’artefice delle proprie scelte ma che ci siano altri a scegliere per sé.

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